Quali sono i rischi di una banca commissariata?

Le banche commissariate, dette anche in amministrazione straordinaria, si trovano in questa condizione a causa di “gravi irregolarità nell’amministrazione della banca, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività della banca“, oppure quando ci sono “gravi perdite del patrimonio“. I commissari nominati da Banca d’Italia hanno il compito di sanare la posizione deficitaria nell’interesse di depositanti e risparmiatori, come riportato dalla procedura di gestione delle crisi bancarie del TUB (Testo Unico Bancario).

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La ritenuta sui bonifici esteri

Dal 1° Gennaio 2014, gli istituti di credito italiani sono obbligati ad applicare una ritenuta alla fonte del 20% sui redditi da capitale e redditi diversi, derivanti da investimenti all’estero e da attività estere di natura finanziaria.

La notizia è passata inosservata ai più, pur essendo una norma importante e che coinvolge buona parte della clientela delle banche italiane. Continua a leggere

Banking union: cos’è l’unione bancaria europea?

“L’unione bancaria europea ci cambierà la vita, molto di più dell’entrata in vigore dell’euro” (Mario Draghi)

 ECB shows disposition to reactivate bonds buying

Perché è così importante per l’Italia l’unione bancaria europea?

Provate a pensare all’Italia come una mamma e le banche italiane come tante figlie attaccate alla loro mamma tramite il cordone ombelicale: dipenderebbero totalmente dalla mamma, sia nella buona sia nella cattiva sorte. Ora portiamo quest’esempio alla situazione attuale del sistema bancario europeo ed italiano: l’Italia ha rating BBB di conseguenza la miglior banca italiana può avere al massimo BBB-. Ne discende che se la banca italiana ha bisogno di soldi, deve pagarli più dello stato riversando il maggior costo alle famiglie ed alle imprese, dipende cioè totalmente dallo stato italiano. Allo stesso modo le banche tedesche dipenderanno dalla Germania: infatti pagano il denaro meno delle cugine italiane generando così la diversa competitività delle aziende e diversa crescita del paese. Continua a leggere

CAC : i titoli di stato non sono più garantiti?

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Dal 1° gennaio 2013 tutti i titoli di Stato europei sono sottoposti a nuove condizioni: le cosiddette Clausole di azione collettiva (CACs).
 
L’introduzione di queste clausole nei Btp ha allarmato alcuni piccoli investitori che temono che sia un segnale di fallimento dell’Italia e di una conseguente ristrutturazione dei titoli di stato italiani. Del resto il termine  “Cac” ricorre sempre in presenza di fallimenti statali, l’ultimo caso  è stata la Grecia (che introdusse queste clausole addirittura retroattivamente).

Contanti o bancomat?

Pagamento in contanti o pagamento con la carta di credito? Sempre meno rischioso l’utilizzo di queste ultime. Italiani convertiti, dolenti o nolenti, alle carte di pagamento!


Pagamento in contanti non così sicuro come il pagamento con carta di credito, bancomat e carte di pagamento in generale. A rilevarlo l’annuale “Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento” elaborato dal Dipartimento del Tesoro, secondo cui nel 2011 il pagamento con carta di credito e carte di pagamento in generale è diventato sempre più sicuro.

Pagamento in contanti e tracciabilità pagamento

Una notizia questa che avalla la novità introdotta riguardante la tracciabilità dei pagamenti, uno dei cavalli di battaglia del Governo Monti per la lotta all’evasione fiscale. Tracciabilità pagamenti che si è tradotta nell’introduzione di un limite al pagamento in contanti della soglia di 1000 euro.

Carte di pagamento più sicure dei contanti

In merito alla maggiore sicurezza nel  pagamento con la carta di credito, bancomat e carte di pagamento in genere  che si sta registrando, soppiantando sempre di più l’uso del pagamento in contanti, Giuseppe Maresca, Direttore per la prevenzione dei reati finanziari presso il Dipartimento del Tesoro, ha sottolineato che “L’Italia è ancora il popolo del bancomat, che usa la carta più per prelevare contante che come normale mezzo di pagamento alternativo al contante. Eppure in Italia l’utilizzo della carta risulta più sicuro che in altri paesi e anche quest’anno” – continua il Direttore Maresca, – con il Rapporto annuale abbiamo fatto un confronto con altri paesi ed è emerso come, a parità di transazioni, la Francia e la Gran Bretagna, ad esempio, subiscano più del doppio delle perdite rispetto all’Italia, con un’altra grande differenza: in Italia le frodi più numerose riguardano transazioni con l’estero, mentre in questi paesi il fenomeno appare più nazionale. Rispetto ai canali utilizzati, quello Internet risulta in crescita nel 2011 rispetto agli altri due presi in esame – Prelievi ATM e POS – che risultano comunque ancora i canali più diffusi di utilizzo delle carte con, di conseguenza, un’incidenza maggiore del tasso di frodi. All’interno del canale Internet, è in particolare nelle transazioni con l’estero che il fenomeno delle frodi cresce maggiormente nel 2011, soprattutto in relazione alla categoria merceologica delle “Leisure activities” e con una forte concentrazione nella sotto-categoria del “Betting/Casino Gambling”, in pratica i siti esteri di gioco e scommesse online.

Pagamento in contanti sempre meno sicuro

Nel Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento, l’Italia si è dimostrato il paese con meno incidenza di frodi nell’utilizzo delle carte di pagamento per effettuare transazioni, rispetto ai paesi d’Europa. Un netto calo delle frodi cominciato già lo scorso anno che porta, in nome della tracciabilità pagamenti, al declino inesorabile, tanto voluto dal Governo tecnico, del pagamento in contanti e uno sviluppo costante dell’utilizzo del pagamento con la carta di credito e con le carte di pagamento in generale. Italiani avvisati: la conversione alle carte di pagamento pare d’obbligo.

Da InvestireOggi

Fiscal compact: questo sconosciuto

Ieri la Camera dei Deputati ha approvato in via definitiva il cosiddetto “fiscal compact” e il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), l’architrave dell’austerità. Il paese è obbligato quindi, nei prossimi vent’anni, a portare il suo debito pubblico dal 126% (previsioni FMI per il 2012) al 60% del PIL. Si tratta di circa 45 miliardi di risparmi l’anno, miliardo più, miliardo meno, a seconda dell’andamento del ciclo economico. E, si noti, poiché il PIL durante una recessione scende, il rapporto debito/PIL sale. Pertanto il nuovo accordo si configura come una manovra suicida che aggraverà gli effetti di una fase discendente del ciclo.

Per avere una dimensione di paragone, la spending rewiew di cui tanto si parla incide per appena 29 miliardi in tre anni, meno di 10 miliardi l’anno.O, in altri termini, si può dire che per rispettare il fiscal compact lo Stato toglierà agli italiani circa il 3% della ricchezza generata ogni anno.
Con quali effetti? L’esperienza degli ultimi venti anni è significativa, nonostante l’avanzo primario sia stato costantemente positivo fino al 2009, il debito si è ridotto di 20 punti in quattordici anni, dal picco del 1995 fino 2008. Questo continuo sottrarre risorse all’economia, unito agli effetti negativi dell’ingresso nell’euro (sia pur bilanciato da minori spese per il debito), non è stato indolore: la crescita negli anni 2000, quelli in cui peraltro l’avanzo primario è stato minore (mediamente il 2% all’anno) ha portato ad una stagnazione, con tassi di crescita reali decisamente bassi, mediamente l’1% fino alla crisi.
E’ facile immaginare quindi che un consolidamento fiscale che cercasse di raggiungere in venti anni un abbattimento del 66% di debito pubblico sul Pil sarebbe ancor più depressivo. E meno dell’1% cosa c’è? Ovviamente zero. O ancor meno, con il risultato che però, negli anni in cui la crescita dovesse essere negativa, il rapporto aumenterebbe e, come Sisifo, torneremmo a riscalare la montagna. Come del resto stiamo facendo proprio ora. Il tutto nell’ipotesi che i tassi di interesse scendano ai livelli degli anni 2000, cosa che probabilmente non avverrà mai, vista la crisi dei debiti sovrani.
Ma la diminuzione del debito pubblico sulla base di una crescente sottrazione di risorse può avere un effetto ancor più traumatico. Quando il debito pubblico scende perché diminuisce la spesa pubblica, infatti, è molto probabile che quello privato salga. Il motivo è che l’austerità costringe imprese e famiglie ad indebitarsi, spesso anche solo per mantenersi. E cosa succede quando il debito privato cresce? La Spagna e l’Irlanda ci dicono molto sugli effetti perversi di questa politica e di come in un paio d’anni si può far schizzare nuovamente su il debito pubblico anche di 70 punti.
Ieri il parlamento ha messo un’ipoteca sul futuro del paese, che il paese potrebbe pagare molto cara.
Da: Investire Oggi