Cos’è successo ai fondi obbligazionari?

La maggior parte dei fondi obbligazionari delle diverse case di investimento internazionali, da Maggio 2013 ad oggi, hanno subito una sensibile diminuzione del valore delle quote.

Facciamo un passo per volta

Innanzitutto partiamo dal capire cosa sono i fondi obbligazionari: i fondi obbligazionari investono prevalentemente in titoli di debito a medio-lungo termine (dai 2 ai 6 anni circa) emessi sia da Stati Sovrani sia da enti pubblici e da società private. Non possono, invece, acquistare titoli azionari.

In poche parole è un paniere di varie singole obbligazioni, solitamente diversificate geograficamente, per valuta, per durata, per settore di appartenenza dell’emittente ecc., le quali, salvo fallimento dell’emittente, rimborsano il capitale a scadenza. Continua a leggere

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Perchè piacciono così tanto i fondi comuni di investimento a cedola?

Fondi comuni di investimento che staccano cedole periodiche, come le obbligazioni. È con questa formula che i collocatori di prodotti di risparmio gestito si sono riavvicinati ai risparmiatori. L’idea si è rivelata vincente e ha contribuito in buona parte alla raccolta delle società di gestione del risparmio in Italia, tornata positiva per 1,4 miliardi nel terzo trimestre del 2012, dopo anni di fuga dei capitali.

 

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Cosa sono i Piani di accumulo capitale (PAC) e cosa offrono

Piccoli investimenti che ti permettono di risparmiare mettendo da parte una somma di denaro senza nemmeno accorgertene. I Piani di accumulo sono la soluzione ideale per chi vuole pensare al proprio futuro o investire in modo graduale.
Cos’è un piano di accumulo 
Per iniziare, va data una definizione di ciò che sono i piani di accumulo. I Pac (Piani di accumulo capitale) sono dei piani di investimento in fondi comuni che servono a creare del capitale che va a crescere gradualmente nel tempo, per assicurarsi un futuro, l’avvenire di un figlio o di un nipote, o un’esigenza particolare. I piani di accumulo sono, pertanto, delle forme di risparmio basate su degli investimenti all’interno di uno o più prodotti finanziari che non richiedono necessariamente un’ingente somma da versare. Questa infatti è fissata in base alle tue possibilità e alla somma che si vuole raggiungere al termine dei versamenti.  Continua a leggere

Pensioni: la verità nascosta, si perderanno anche soldi

Nel 2018 la soglia sale a 66 anni per tutti. Ma non si lascera’ solo il lavoro piu’ tardi come il governo vuol far credere. Come muoversi per evitare sorprese. Penalizzazioni anche oltre il 20%.


Se c’è una cosa che anche i detrattori più incalliti riconoscono al governo dei Professori è la riforma delle pensioni. Al netto (e non è poco) del pasticcio sugli esodati, ai tecnici si dà il merito di aver aver praticamente eliminato gli assegni di anzianità, introdotto il contributivo per tutti e innalzato l’età pensionabile (a regime, nel 2018 la soglia sale 66 anni sia per gli uomini che per le donne). Il che significa aver messo una toppa permanente al buco previdenziale nei conti pubblici

 

Ma resta una domanda: gli italiani sono consapevoli del loro destino? Riescono a orientarsi nella miriade di rimandi alle riforme precedenti? E soprattutto hanno capito che per mantenere anche in futuro il loro reddito attuale dovranno iniziare, da subito, ad accantonare un piccolo tesoretto? Probabilmente no. A porsi la domanda, con unalettera aperta indirizzata al ministro del Lavoro Elsa Fornero, sono stati Luigi Guiso e Franco Pennacchi ieri su «Il Sole 24 Ore».

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Come diversificare gli investimenti

Un buon portafoglio investimenti diversificato è un modo per raggiungere i propri obiettivi finanziari, riducendo al minimo il rischio, in un determinato arco di tempo. Vediamo come fare!
DIVERSIFICARE SIGNIFICA VARIARE. Un buon portafoglio investimenti diversificato è un modo per raggiungere i propri obiettivi finanziari, riducendo al minimo il rischio, in un determinato arco di tempo.
LA DIVERSIFICAZIONE aumenta inoltre la probabilità di beneficiare di un flusso costante di reddito. Questo può essere particolarmente importante se si hanno obiettivi a breve termine ( il pagamento delle tasse per l’istruzione universitaria di vostro figlio, ad esempio).

LO SCOPO DI DIVERSIFICARE è quello di evitare che un cattivo investimento spazzi  via gran parte (o la totalità) del  patrimonio di un investitore, ripartendo il proprio portafoglio in azioni, obbligazioni e liquidità. All’interno di queste classi, gli investimenti possono essere ulteriormente diversificati. Le azioni, ad esempio, possono essere acquistate in diversi settori di mercato mentre le obbligazioni si possono diversificare per qualità creditizia e scadenza. Le liquidità, invece, continueranno a garantire un piccolo tasso di interesse durante i periodi in cui il valore di altri investimenti sta scendendo.
UN PORTAFOGLIO DIVERSIFICATO di solito comprende gli investimenti in titoli a breve termine che pagano dividendi, titoli di stato, fondi comuni di investimento e depositi a termine, in una percentuale  variabile in base alla necessità di investimento individuale. Ogni portafoglio diversificato infatti, varia a seconda delle esigenze e preferenze degli investitori.
GLI INVESTITORI hanno la tendenza a comprare gli investimenti che, al momento, registrano le perfomance migliori. Questo porta alla mancanza di diversificazione. Se, ad esempio, i  titoli tecnologici si stanno comportando particolarmente bene, l’investitore potrebbe trovarsi con un portafoglio “di nicchia” e molto settoriale che rischia di precipitare tutto insieme, in un colpo solo.
O ANCORA, se i mercati azionari stanno andando male, l’investitore che tende a focalizzarsi sulle obbligazioni, rischia di perdere ottime opportunità di guadagno nel momento in cui le azioni iniziano nuovamente a salire.
PER QUESTO GLI INVESTITORI devono prendere una decisione consapevole:  diversificare il proprio portafoglio e mantenere o aumentare l’investimento nei  settori underperforming.
A TAL FINE, è fondamentale determinare i propri obiettivi di investimento e mettere a punto strategie di mirate, capaci di soddisfare le proprie esigenze. A questo punto è necessario individuare le fonti che permetteranno di raggiungere gli obiettivi individuali.
IL PASSO SUCCESSIVO è la costruzione di un portafoglio diversificato. Gli investimenti vanno fatti in modo appropriato, utilizzando una società di brokeraggio o contattando un agente di cambio. In alternativa, è possibile creare e gestire il proprio portafoglio autonomamente tenendo d’occhio i diversi settori di mercato e il comportamento delle singole imprese all’interno di tali segmenti.
DA QUI, si procede allo sviluppo del proprio portafoglio, tenendo traccia delle prestazioni per assicurarsi che soddisfino le esigenze e gli obiettivi prefissi, apportando, laddove necessario,  modifiche agli investimenti.
SAPPIATE che l’ampiezza del vostro portafoglio di investimenti incide sulla sua vulnerabilità ed esposizione agli alti e bassi dei mercati, delle singole imprese o dei settori. E’ preferibile prendere in considerazione i fondi comuni di investimento, se non si ha tempo o si dispone di poco denaro da investire in una vasta combinazione di singoli titoli.
Da ProfessioneFinanza

Ecco il modo per guadagnare con la crisi

Salvare il patrimonio dall’eurocrisi è la sfida più difficile per ogni risparmiatore. Per aiutare i lettori a orientarsi il Giornale ha interpellato due esperti nella movimentazione dei portafogli titoli. Armando Carcaterra, direttore investimenti della società di gestione Anima (tra i leader in Italia), ha suggerito come impostare il proprio portafoglio nell’arco di 12 mesi, mentre Corrado Caironi, stratega di R&Ca-ricercaefinanza.it (ed ex numero uno in Italia dei colossi americani BlackRock e Merrill Lynch), ha ipotizzato uno scenario per ottenere un rendimento nei prossimi 6 e 18 mesi.

Per entrambi la parola d’ordine è «prudenza». Se il mercato si riprenderà, si potranno ottenere rendimenti fino al 7%, ma se le incertezze della zona euro dovessero persistere, è meglio privilegiare la liquidità in tutte le sue forme: Bot, conti di deposito e anche «pronti contro termine».
Per cogliere tutte le opzioni possibili, anche dal punto di vista valutario, è comunque meglio affidarsi ai fondi sia che investano in obbligazioni sia che puntino sulle azioni. In questo modo si riducono i rischi legati alle strategie «fai-da-te».

6 mesi  La parola d’ordine è liquidità: dai conti di deposito anche il 3%

Difendere il proprio patrimonio e cercare un rendimento soddisfa­cente in un orizzonte di breve termine come quello a sei mesi è una sfida interessante. Soprattutto perché i mercati in quest’ultimo periodo ci hanno abituati a turbolenze spesso inaspettate con una sequela di rialzi e ribassi di difficile lettura.
Ecco perché se non si è disposti a rischiare, ma si è soprattutto inten­zionati a proteggere dai rischi i propri risparmi, la parola d’ordine è li­quidità. Se il capitale disponibile si aggira intorno ai 10mila euro o poco più,ovviamente,l’unica possibilità è comperare i «pronti contro termine» (un prestito di titoli a breve scadenza che le banche remunerano ge­neralmente al 2,5% netto su scadenze semestrali).
Se, invece, la disponibilità è più elevata, si può aprire il proprio porta­foglio a un ventaglio di opportunità, cioè si può differenziare. Per chi ha un atteggiamento conservativo sei mesi non sono il termine idea­le per esporsi ai mercati azionari, dunque il proprio tesoretto può es­sere dislocato come segue. Il 10% può essere investito in fondi spe­cializzati in titoli di Stato dell’area euro a breve termine (il rendimen­to è basso perché questi prodotti ovviamente puntano sulla sicu­rezza tedesca più che sul rendi­mento italiano). Un 25% invece può essere accantonato nei conti di deposito (i depositi vincolati ai quali viene applicato un tasso van­taggioso) come quelli di Banca Mediolanum, CheBanca! e Conto Arancio. A sei mesi si riescono a spuntare rendimenti fino al 3 per cento. Il 45% può essere investito sui fondi obbligazionari governa­tivi dell’area euro a medio termi­ne, mentre il restante 20% in fondi obbligazionari globali (cioè che investono in tutto il mondo) specializ­zato nel settore industriale e in titoli ad alto rendimento. Questo panie­re può rendere fino al 4% netto se la situazione di incertezza perdurerà. Se l’impostazione del mercato dovesse migliorare si potrebbe comun­que ottenere un 2,5% netto.
Chi ama le scommesse, invece, può replicare il portafoglio prudente con una piccola variante.Anziché puntare il 45%sulle obbligazioni sta­tali dell’area euro a medio termine, si riduce questa componente al 30% utilizzando il residuo 15% per investire su un fondo azionario globale incentrato sulle azioni dei Paesi sviluppati che garantiscono elevati divi­dendi. In questo modo si dovrebbe riuscire a strappare un rendimento del 4,5% netto che può arrivare fino al 5%, se i mercati dovessero orien­tarsi positivamente. Si tratta, comunque, di una buona performance te­nuto conto del nervosismo delle Borse.

12  mesi Un mix bilanciato di fondi in attesa che passi la bufera

Un portafoglio per stare tranquilli nei prossimi dodici mesi. Avere un po’ di pazienza in più, in questo caso, potrebbe consentirci di appro­fittare della svolta decisiva dei mercati, ormai attesa da molti mesi. Se la Bce e il Fondo salva-Stati scrivessero la parola «fine» alle speculazioni nei confronti della moneta unica con interventi a sostegno dei Paesi più in difficoltà, le prospettive sarebbero positive.
Ecco, dunque, come prepararsi al bel tempo sulle piazze finanziarie. Se la propensione al rischio è bassa e si bada soprattutto al capitale, il primo pensiero deve essere la liquidità. In questo caso, un 20% investito in un Bot annuale dovrebbe garantire un rendimento lordo del 2% cir­ca. Un altro 12% dovrebbe essere allocato su un fondo obbligazionario che investa in titoli di Stato italiani in modo da garantirsi dei buoni rendi­menti, mentre un 8%su un fondo obbligazionario dell’area euro per sta­re sicuri. Un altro 20% andrebbe stanziato per acquistare quote di un fondo obbligazionario dedica­to alle società industriali e finan­ziarie dell’Eurozona (rendimenti attorno al 5%). Mentre un altro 20% dovrebbe essere ripartito tra un fondo obbligazionario dedica­to alle società industriali dei Paesi sviluppati e un altro dedicato ai bond industriali e finanziari dei Paesi emergenti.Quest’ultima mi­scela dovrebbe strappare un altro 3%di rendimento.L’ultimo 20%a nostra disposizione può essere in­vestito sui fondi azionari. Anche in questo caso diversificare è im­portante, perciò meglio mettere il 10%su un azionario europeo e l’al­tro 10% su un azionario interna­zionale. Secondo stime prudenti, in un contesto positivo, gli aziona­ri potrebbero portarci un 10% net­to spingendo il rendimento del nostro portafoglio vicino al 4,5% (3% se invece i mercati dovessero invece impostarsi negativamente).
Il risparmiatore che ama la scommessa e, dunque, non teme le incer­tezze dei mercati azionari può modificare il paniere raddoppiando la quota di fondi azionari in portafoglio al 40% (20% area euro e 20% globa­le). Il restante 60%, perciò, dovrà essere rimodulato secondo la riparti­zione esposta sopra. Il 15% dedicato al Bot annuale, il 15% ripartito tra l’obbligazionario di Stato italiano (9%) e quello dell’area euro (6%), il 15% dedicato ai bond societari europei e il 15% per quelli dei gruppi in­ternazionali (7,5% Paesi sviluppati e 7,5% Paesi emergenti). In questo modo il rendimento netto può arrivare fino al 6% se i mercati dovessero impostarsi positivamente. In caso contrario, la componente obbliga­zionaria e di liquidità (nonché la diversificazione valutaria) dovrebbe­ro garantire circa il 4 per cento. 

18 mesi Giocare la carta dei «future» per aumentare i rendimenti

Guadagnare e mettere i risparmi al sicuro in un arco di 18 mesi segna una profonda differenza tra i profili degli investitori. Chi ha una propen­sione bassa al rischio, infatti, resterà lontano dalle azioni e beneficerà indirettamente di eventuali rialzi. Chi, invece, ha la passione per la Bor­sa, deve garantirsi un rendimento superiore a quello che conseguireb­be se parcheggiasse la sua liquidità in un Btp. Più si allungano le scaden­ze, infatti, più il fattore-rendimento è decisivo per chi vuole scommette­re. Ma andiamo con ordine. L’investitore con una bassa propensione al rischio può mantenere sempre il 25% nei conti di deposito (in questo caso il rendimento netto si manterrà quasi sempre al di sopra del 3,5% visto il vincolo più lungo), mentre il 10% resterà sempre investito su fon­di dedicati ai titoli di Stato a breve termine dell’area euro.
La componente in fondi obbligazionari a medio termine dovrebbe es­sere impostata sul 30%, mentre lo spazio per i fondi globali dedicati alle obbligazioni societarie ad al­to rendimento dovrebbe attestar­si sul 35 per cento.
Questo mix dif­fer­ente dovrebbe consentire il rag­giungimentodi un rendimento netto del 4,5%, sia nel caso i merca­ti restino nervosi sia che si avviino sulla strada del rialzo.
Discorso molto diverso per chi, invece, è disposto ad azzardare. Innanzitutto il 50% va messo al ri­paro tramite un 10% di liquidità (conti di deposito)e un 40%di fon­di obbligazionari dell’area euro. Il restante 50% si può ripartire tra un 25% di fondi obbligazionari globa­li dedicati alle società ad alto ren­dimento ( quelle con la cedola più elevata), un 15% dedicato a un fon­do azionario globale composto da titoli che staccano un elevato di­vi­dendo e un 10% con un fondo azionario che punta sui Paesi emergenti (Brasile, Russia, India e Cina in primis). Questa soluzione, se il mercato riparte, può garantire fino al 7% netto.
Ma se le Borse dovessero continuare a essere preda dell’incertezza,il rendimento può scendere fino al 5-5,5 per cento. Come detto in prece­denza, questa redditività non è molto premiante rispetto a quella garan­tita dal portafoglio conservativo. Ecco perché gli investitori più esperti hanno una carta per «pompare» il rendimento: i future, ossia i contratti per comprare (call) o vendere (put) a una determinata scadenza un de­terminato titolo.
Se si è ottimisti si può usare il 10%di liquidità come ga­ranzia per acquistare una call sull’indice azionario globale Msci World.
Se il mercato salirà,il nostro portafoglio sarà trascinato ancor più all’in­sù dal future. I pessimisti, invece, possono comprare una put per limita­re i danni in caso di ribassi.
Da Il Giornale

Come funzionano i BTP?

Osservando i 65 BTp quotati sul mercato telematico di Piazza Affari, non è semplice districarsi tra le voci che li accompagnano: cedola, prezzo, rendimento netto. Alcuni titoli hanno cedole del 2% ma offrono un rendimento netto superiore a quello di titoli con cedole del 3%. Come mai? E poi ci sono titoli con scadenze più lontane che rendono meno di titoli che maturano qualche mese, se non anno, prima.  (guarda la lista dei rendimenti)
Cerchiamo di fare chiarezza. 

Il valore della cedola corrisponde al tasso di interesse che viene pagato periodicamente (solitamente con scadenza annuale o semestrale) dal Tesoro ai titoli dei BTp (ci sono titoli come i BoT o i CTz che non prevedono lo stacco di cedole). Esso viene deciso in sede di collocamento del titolo all’asta, o mercato primario. Dopodiché, fino alla scadenza il valore della cedola resta immutato. C’è poi un’altra categoria di BTp, i cosiddetti BTPi, che sono legati all’andamento dell’inflazione europea. In questo caso il meccanismo di calcolo prevede che al valore della cedola si aggiunga anche il tasso di inflazione maturato nel periodo a cui fanno riferimento gli interessi. Un caso a parte è rappresentato dal BTp Italia, un nuovo prodotto ideato dal Tesoro e piazzato in due collegamenti: in autunno 2011 e a giugno 2012. In questo caso questi titoli (che hanno una durata quadriennale) sono indicizzati all’inflazione italiana (e non europea). In questo momento il tasso italiano è del 3,2%, superiore a quello europeo. 
Oltre alla cedola bisogna considerare il prezzo del titolo che riflette la logica della domanda e dell’offerta su un titolo e pertanto tende ad oscillare, anche di molto nelle fasi più turbolente. Da dicembre 2011 a febbraio 2012, ad esempio, i prezzi di alcuni BTp sono saliti del 15%, così come erano scesi di molto tra settembre e dicembre 2011. Il prezzo funge anche da meccanismo regolatore per efficientare i rendimenti complessivi offerti da titoli di Stato simili ma quotati con cedole differenti. Solitamente un titolo viene collocato al prezzo lordo di 100, che viene poi nettizzato sottraendo le commissioni. Il prezzo di rimborso è 100. Quindi, se in una certa fase un BTp quota 80, chi aspetta la naturale scadenza ha diritto a ricevere il rimborso al prezzo di 100. Questo spiega anche perché man mano che un titolo si avvicina alla scadenza il suo prezzo si avvicina al valore di rimborso (100). 
Quindi i rendimenti derivano dalla somma tra il valore della cedola e la differenza tra il prezzo di rimborso e il prezzo di mercato. Per i titoli indicizzati all’inflazione bisogna anche aggiungere il tasso di inflazione atteso nel periodo residuo di vita del BTp. Ecco perché nella voce rendimento c’è anche un margine di aleatorietà. A ciò va aggiunto che il tasso di rendimento interno prevede anche che gli interessi che maturano sul titolo vengono reinvestiti, il che complica ulteriormente l’analisi e la confrontabilità di più BTp sulla base del valore del rendimento che si evince nei listini telematici e che molti risparmiatori utilizzano come parametro di riferimento per scegliere un BTp piuttosto che un altro. 

di Vito Lops – Il Sole 24 Ore 

A che velocità si muove il Mondo?

Ecco una mappa della “velocità” economica del mondo. Queste stime di crescita mondiale per il 2012 sono dati tratti dal FMI (Fondo Monetario Internazionale).

E’ bello notare come i media possano influenzare la nostra percezione dell’economia mondiale, mentre al di fuori delle mura domestiche tanti paesi hanno una crescita vertiginosa delle loro economie. Per questo motivo quando si investe si deve ragionare come cittadini del mondo: parola d’ordine: DIVERSIFICAZIONE!

Così le banche si prendono i nostri Bot

Un’inchiesta del Mattino di Padova spiega come le banche si intestano i Btp e i Bot sottoscritti dai risparmiatori per poi usarli come garanzia e ottenere i fondi della Bce. Mentre la Consob monitora correttezza e trasparenza nei confronti dei risparmiatori.
OPERAZIONI DI ‘FINANZA CREATIVA’ – Alcune operazioni degli istituti di credito assomigliano escamotage. E non sempre i clienti sono al corrente dei dettagli dell’operazione. Scrive Maurizio Calaffa:
Si fa presto a dire Bot. Ma sono passati i tempi in cui sottoscrivendoli i risparmiatori, anche quelli prudentissimi fra i prudenti, potevano permettersi di non porsi alcuna domanda, tanto al termine dei tre, sei ododici mesi il rimborso e il rendimento in esso incorporato erano garantiti. Oggi che l’emergenza della finanza globale e’ argomento quotidiano, anche i vecchi, cari
Bot detenuti nella custodia titoli del signor Rossi si prestano a operazioni inedite, che sanno un po’ di finanza creativa. L’esempio? Con il prestito titoli alcune banche prendono appunto in prestito le obbligazioni pubbliche come Bot e Btp custodite nei portafogli dei clienti, informati e consenzienti, riconoscendo loro un interesse aggiuntivo rispetto a quello del titolo stesso (che a scadenza rientra nella loro piena disponibilita’). Poi presentano in garanzia quei titoli, diciamo Bot, alla Banca centrale europea (o anche alla Banca d’Italia) per ottenerne liquidita’ alle aste periodiche diventate centrali nel funzionamento dell’industria creditizia al tempo della crisi. Per ora lo fanno Monte dei Paschi, anche con Antonveneta, e Popolare di Vicenza. Ma altre banche si stanno attrezzando e presto quella del prestito titoli diventera’ una pratica ancora piu’ diffusa.
IL TASSO AGGIUNTIVO – Per accreditarsi nei confronti della Banca Centrale Europea le banche sono disposta a pagare ai risparmiatori un sovrarendimento dello 0,20%. Continua Calaffa sul Mattino di Padova:
Non e’ che in se’ questa pratica sia di per se’ rischiosa, sempre che il risparmiatore ne sia interamente consapevole e sottoscriva il relativo contratto. Certamente e’ figlia della crisi finanziaria che stiamo tutti vivendo: ne e’ un risvolto che puo’ interessare tutti gli investitori. È noto ad esempio che negli ultimi anni il mercato interbancario versa in una situazione particolarissima: essendo la fiducia diventata una merce rara, le banche si prestano vicendevolmente denaro sempre meno e a tassi sempre piu’ cari. Ecco uno dei motivi, unitamente alla crisi dell’economia reale, per cui nell’attivita’ di raccolta le banche si devono ingegnare: sia per abbassare il prezzo della raccolta, sia per avere titoli da portare come collaterale alla Bce e ottenerne la liquidita’ con cui funzionare e onorare le varie scadenze. Ad esempio il Monte dei Paschi riconosce ai risparmiatori che prestano i loro titoli lo 0,20% annuo lordo (l’aliquota fiscale e’ del 12,5%, la stessa che grava sui titoli pubblici italiani). Significa, di fatto, che il risparmiatore presta i propri Bot alla banca, solitamente per poche settimane o pochi giorni al mese, ottenendone un sovrarendimento.
IL PROBLEMA – Rendimento aggiuntivo a parte, prestando i propri titoli alla banca espone il cliente a un rischio aggiuntivo. Se la banca fallisce, va in fumo anche il tesoretto del risparmiatore:
Ammettiamo che 25 mila euro di Bot del nostro signor Rossi, che abbia acconsentito a prestarli, vengano presi in prestito dalla banca per una quindicina al mese. Al termine di ogni mese il nostro investitore avra’ portato a casa quei 2-3 euro che si sommeranno al rendimento proprio del Bot, che attualmente viaggia attorno al 3,6% annuo lordo. È fondamentale perche’ questa pratica rimanga corretta che il risparmiatore sia conscio di tutti i suoi aspetti. Ad esempio che con il prestito titoli, per i giorni in cui esso e’ in vigore, viene trasferita la proprieta’ del titolo. Cosicche’ il nostro signor Rossi, che alla scadenza avra’ comunque il rimborso del suo titolo e le cedole via via maturate nel caso si tratti di un Btp, si accolla implicitamente il rischio banca. Se durante il prestito fallisce la banca, addio Bot. Se poi il signor Rossi e’ anziano e passa a miglior vita proprio durante i giorni del prestito, agli eredi viene trasferito l’eventuale importo accantonato dalla banca a garanzia dell’operazione. Mentre pero’ i titoli di Stato non concorrono alle imposte di successione, l’importo a garanzia si’. Per le eredita’ cospicue (quelle che superano le franchigie previste dalla legge), non e’ certo un affare.
IL PERICOLO – La trasparenza non e’ garantita da tutti gli istituti di credito. C’e’ il rischio concreto che molti clienti non siano al corrente del prestito elargito nei confronti delle banche:
La domanda diventa quindi una in particolare: se cioe’ gli investitori cui la banca offre il prestito titoli conoscono le insidie della formula. Nelle banche tutti giurano di si’. In particolare Monte Paschi e Popolare di Vicenza, nei loro siti internet, spiegano tutto per bene. Si tratterebbe di verificare se tutti i direttori di banca o i funzionari di filiale, cui vengono affidati questi contratti, siano ugualmente zelanti. È possibile che qualche singola operazione disinvolta, sui grandi numeri, alla fine ci scappi. Su questo versante cruciale vanno comunque registrati due dati di fatto. Innanzitutto dalla Consob filtra che e’ in corso un monitoraggio della correttezza dei comportamenti da parte delle banche, il che significa che la trasparenza nei confronti della clientela non viene considerata scontata. In secondo luogo le associazioni dei consumatori, in particolare l’Adusbef, segnalano episodi discutibili o veri e propri abusi da parte di alcune banche online che per primehanno introdotto la pratica, prendendo a prestito i titoli azionari dei clienti da utilizzare nelle iper speculative operazioni ribassiste allo scoperto. Un altro tipo di operazioni, sicuramente. Vero, ma il signor Rossi, e con lui Consob e associazioni dei consumatori, faranno bene amantenere alta la guardia.

Autore: Dario Ferri – Giornalettismo.com