Quali sono i rischi di una banca commissariata?

Le banche commissariate, dette anche in amministrazione straordinaria, si trovano in questa condizione a causa di “gravi irregolarità nell’amministrazione della banca, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività della banca“, oppure quando ci sono “gravi perdite del patrimonio“. I commissari nominati da Banca d’Italia hanno il compito di sanare la posizione deficitaria nell’interesse di depositanti e risparmiatori, come riportato dalla procedura di gestione delle crisi bancarie del TUB (Testo Unico Bancario).

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Cos’è successo ai fondi obbligazionari?

La maggior parte dei fondi obbligazionari delle diverse case di investimento internazionali, da Maggio 2013 ad oggi, hanno subito una sensibile diminuzione del valore delle quote.

Facciamo un passo per volta

Innanzitutto partiamo dal capire cosa sono i fondi obbligazionari: i fondi obbligazionari investono prevalentemente in titoli di debito a medio-lungo termine (dai 2 ai 6 anni circa) emessi sia da Stati Sovrani sia da enti pubblici e da società private. Non possono, invece, acquistare titoli azionari.

In poche parole è un paniere di varie singole obbligazioni, solitamente diversificate geograficamente, per valuta, per durata, per settore di appartenenza dell’emittente ecc., le quali, salvo fallimento dell’emittente, rimborsano il capitale a scadenza. Continua a leggere

Banking union: cos’è l’unione bancaria europea?

“L’unione bancaria europea ci cambierà la vita, molto di più dell’entrata in vigore dell’euro” (Mario Draghi)

 ECB shows disposition to reactivate bonds buying

Perché è così importante per l’Italia l’unione bancaria europea?

Provate a pensare all’Italia come una mamma e le banche italiane come tante figlie attaccate alla loro mamma tramite il cordone ombelicale: dipenderebbero totalmente dalla mamma, sia nella buona sia nella cattiva sorte. Ora portiamo quest’esempio alla situazione attuale del sistema bancario europeo ed italiano: l’Italia ha rating BBB di conseguenza la miglior banca italiana può avere al massimo BBB-. Ne discende che se la banca italiana ha bisogno di soldi, deve pagarli più dello stato riversando il maggior costo alle famiglie ed alle imprese, dipende cioè totalmente dallo stato italiano. Allo stesso modo le banche tedesche dipenderanno dalla Germania: infatti pagano il denaro meno delle cugine italiane generando così la diversa competitività delle aziende e diversa crescita del paese. Continua a leggere

Cosa sono i Piani di accumulo capitale (PAC) e cosa offrono

Piccoli investimenti che ti permettono di risparmiare mettendo da parte una somma di denaro senza nemmeno accorgertene. I Piani di accumulo sono la soluzione ideale per chi vuole pensare al proprio futuro o investire in modo graduale.
Cos’è un piano di accumulo 
Per iniziare, va data una definizione di ciò che sono i piani di accumulo. I Pac (Piani di accumulo capitale) sono dei piani di investimento in fondi comuni che servono a creare del capitale che va a crescere gradualmente nel tempo, per assicurarsi un futuro, l’avvenire di un figlio o di un nipote, o un’esigenza particolare. I piani di accumulo sono, pertanto, delle forme di risparmio basate su degli investimenti all’interno di uno o più prodotti finanziari che non richiedono necessariamente un’ingente somma da versare. Questa infatti è fissata in base alle tue possibilità e alla somma che si vuole raggiungere al termine dei versamenti.  Continua a leggere

Il Mondo nel 2060

L’Ocse ha diffuso un report sullo stato dell’economia mondiale e come questa è destinata a trasformarsi nei prossimi anni, entro il 2060. Ragionando sugli indicatori economici attuali, l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico è sicura che assisteremo allo spostamento del baricentro dell’economia mondiale verso oriente, con la Cina già pronta a sorpassare gli Stati Uniti come leader dell’economia globale. Anche l’India e le altre economie emergenti guadagneranno posizioni, mentre la “vecchia” Europa arretrerà. Il tutto è spiegato in un video (in inglese ma di facile comprensione).


In breve: la Cina che oggi ha una quota del 17% del Pil mondiale passerà al 28%. Gli Usa arretreranno dal 23% al 17%, finendo terzi dietro l’India che avrà il 18% del Pil mondiale (oggi ha il 7%). Mentre l’Europa decrescerà dal 17% al 9%.
 
Di Eugenio Spagnuolo, Focus.it
 

Pensioni: la verità nascosta, si perderanno anche soldi

Nel 2018 la soglia sale a 66 anni per tutti. Ma non si lascera’ solo il lavoro piu’ tardi come il governo vuol far credere. Come muoversi per evitare sorprese. Penalizzazioni anche oltre il 20%.


Se c’è una cosa che anche i detrattori più incalliti riconoscono al governo dei Professori è la riforma delle pensioni. Al netto (e non è poco) del pasticcio sugli esodati, ai tecnici si dà il merito di aver aver praticamente eliminato gli assegni di anzianità, introdotto il contributivo per tutti e innalzato l’età pensionabile (a regime, nel 2018 la soglia sale 66 anni sia per gli uomini che per le donne). Il che significa aver messo una toppa permanente al buco previdenziale nei conti pubblici

 

Ma resta una domanda: gli italiani sono consapevoli del loro destino? Riescono a orientarsi nella miriade di rimandi alle riforme precedenti? E soprattutto hanno capito che per mantenere anche in futuro il loro reddito attuale dovranno iniziare, da subito, ad accantonare un piccolo tesoretto? Probabilmente no. A porsi la domanda, con unalettera aperta indirizzata al ministro del Lavoro Elsa Fornero, sono stati Luigi Guiso e Franco Pennacchi ieri su «Il Sole 24 Ore».

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Gli Sbornia Bond

Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte. Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. 
 
Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti). La formula “

bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora.

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Interesse semplice e composto

Nella vita di tutti i giorni si sente spesso parlare di interessi, percentuali, rendimenti ecc., ma spesso non si pone abbastanza attenzione a capire se quello che ci stanno offrendo sia un tasso di interesse semplice o composto. 
Ma che differenza c’è? Vediamo insieme.

tasso di interesse

L’interesse viene detto semplice quando è proporzionale al capitale e al tempo. Ovvero gli interessi, maturati da un dato capitale nel periodo di tempo considerato, non vengono aggiunti al capitale che li ha prodotti (capitalizzazione) e, quindi, non maturano a loro volta interessi. 
L’interesse viene detto composto quando, invece di essere pagato o riscosso, è aggiunto al capitale iniziale che lo ha prodotto. Questo comporta che alla maturazione degli interessi il montante verrà riutilizzato come capitale iniziale per il periodo successivo, ovvero anche l’interesse produce interesse. 

Fin qui tutto chiaro, ma la maggior parte di noi non riesce a calcolare a mente l’interesse composto di un investimento e tende suo malgrado a trattarlo come semplice.


Facciamo un esempio di interesse semplice ed interesse composto e vediamo cosa cambia:

Capitale iniziale: 100.000 € durata – 10 anni – interesse 5%

INTERESSE SEMLICE

  • 1o anno: 100.000+5%= 105.000
  • 2o anno: 100.000+5%= 105.000
  • 3° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 4° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 5° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 6° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 7° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 8° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 9° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 10° anno: 100.000+5%= 105.000

INTERESSI TOTALI = 50.000 €


INTERESSE COMPOSTO

  • 1° anno: 100.000+5%= 105.000
  • 2° anno: 105.000+5%= 110.250
  • 3° anno: 110.250+5%= 115.762,50
  • 4° anno: 115.762.50+5%= 121.550,62
  • 5° anno: 121.550,62+5%= 127.628,16
  • 6° anno: 127.628,16+5%= 134.009,56
  • 7° anno: 134.009,56+5%= 140.710,04
  • 8° anno: 140.710,04+5%= 147.745,54
  • 9° anno: 147.745,54+5%= 155.132,82
  • 10° anno: 155.132,82+5%= 162.889,46
INTERESSI TOTALI = 62.889,46 €

Come si può notare, nel medesimo orizzonte temporale di 10 anni e allo stesso saggio del 5%, l’interesse semplice ha prodotto 50.000 € di plusvalenza, mentre quello composto ben 62.889,46 €, cioè 12.889,46 € in più.
Inoltre bisogna tener conto anche del tasso d’interesse reale, che è depurato dell’inflazione: infatti quando il tasso di inflazione sale e il tasso nominale di interesse è basso, è possibile che il tasso di interesse reale sia negativo. Chi percepisce il tasso di interesse rischia di credere di incassare un reddito positivo, che in realtà, tenuto conto dell’inflazione, è negativo.

Consiglio: affidatevi ad un professionista che può spiegarvi queste cose e, dopo un’analisi della vostra situazione finanziaria, sarà in grado di coniugare le vostre esigenze con gli strumenti più appropriati.

Come diversificare gli investimenti

Un buon portafoglio investimenti diversificato è un modo per raggiungere i propri obiettivi finanziari, riducendo al minimo il rischio, in un determinato arco di tempo. Vediamo come fare!
DIVERSIFICARE SIGNIFICA VARIARE. Un buon portafoglio investimenti diversificato è un modo per raggiungere i propri obiettivi finanziari, riducendo al minimo il rischio, in un determinato arco di tempo.
LA DIVERSIFICAZIONE aumenta inoltre la probabilità di beneficiare di un flusso costante di reddito. Questo può essere particolarmente importante se si hanno obiettivi a breve termine ( il pagamento delle tasse per l’istruzione universitaria di vostro figlio, ad esempio).

LO SCOPO DI DIVERSIFICARE è quello di evitare che un cattivo investimento spazzi  via gran parte (o la totalità) del  patrimonio di un investitore, ripartendo il proprio portafoglio in azioni, obbligazioni e liquidità. All’interno di queste classi, gli investimenti possono essere ulteriormente diversificati. Le azioni, ad esempio, possono essere acquistate in diversi settori di mercato mentre le obbligazioni si possono diversificare per qualità creditizia e scadenza. Le liquidità, invece, continueranno a garantire un piccolo tasso di interesse durante i periodi in cui il valore di altri investimenti sta scendendo.
UN PORTAFOGLIO DIVERSIFICATO di solito comprende gli investimenti in titoli a breve termine che pagano dividendi, titoli di stato, fondi comuni di investimento e depositi a termine, in una percentuale  variabile in base alla necessità di investimento individuale. Ogni portafoglio diversificato infatti, varia a seconda delle esigenze e preferenze degli investitori.
GLI INVESTITORI hanno la tendenza a comprare gli investimenti che, al momento, registrano le perfomance migliori. Questo porta alla mancanza di diversificazione. Se, ad esempio, i  titoli tecnologici si stanno comportando particolarmente bene, l’investitore potrebbe trovarsi con un portafoglio “di nicchia” e molto settoriale che rischia di precipitare tutto insieme, in un colpo solo.
O ANCORA, se i mercati azionari stanno andando male, l’investitore che tende a focalizzarsi sulle obbligazioni, rischia di perdere ottime opportunità di guadagno nel momento in cui le azioni iniziano nuovamente a salire.
PER QUESTO GLI INVESTITORI devono prendere una decisione consapevole:  diversificare il proprio portafoglio e mantenere o aumentare l’investimento nei  settori underperforming.
A TAL FINE, è fondamentale determinare i propri obiettivi di investimento e mettere a punto strategie di mirate, capaci di soddisfare le proprie esigenze. A questo punto è necessario individuare le fonti che permetteranno di raggiungere gli obiettivi individuali.
IL PASSO SUCCESSIVO è la costruzione di un portafoglio diversificato. Gli investimenti vanno fatti in modo appropriato, utilizzando una società di brokeraggio o contattando un agente di cambio. In alternativa, è possibile creare e gestire il proprio portafoglio autonomamente tenendo d’occhio i diversi settori di mercato e il comportamento delle singole imprese all’interno di tali segmenti.
DA QUI, si procede allo sviluppo del proprio portafoglio, tenendo traccia delle prestazioni per assicurarsi che soddisfino le esigenze e gli obiettivi prefissi, apportando, laddove necessario,  modifiche agli investimenti.
SAPPIATE che l’ampiezza del vostro portafoglio di investimenti incide sulla sua vulnerabilità ed esposizione agli alti e bassi dei mercati, delle singole imprese o dei settori. E’ preferibile prendere in considerazione i fondi comuni di investimento, se non si ha tempo o si dispone di poco denaro da investire in una vasta combinazione di singoli titoli.
Da ProfessioneFinanza

Ecco il modo per guadagnare con la crisi

Salvare il patrimonio dall’eurocrisi è la sfida più difficile per ogni risparmiatore. Per aiutare i lettori a orientarsi il Giornale ha interpellato due esperti nella movimentazione dei portafogli titoli. Armando Carcaterra, direttore investimenti della società di gestione Anima (tra i leader in Italia), ha suggerito come impostare il proprio portafoglio nell’arco di 12 mesi, mentre Corrado Caironi, stratega di R&Ca-ricercaefinanza.it (ed ex numero uno in Italia dei colossi americani BlackRock e Merrill Lynch), ha ipotizzato uno scenario per ottenere un rendimento nei prossimi 6 e 18 mesi.

Per entrambi la parola d’ordine è «prudenza». Se il mercato si riprenderà, si potranno ottenere rendimenti fino al 7%, ma se le incertezze della zona euro dovessero persistere, è meglio privilegiare la liquidità in tutte le sue forme: Bot, conti di deposito e anche «pronti contro termine».
Per cogliere tutte le opzioni possibili, anche dal punto di vista valutario, è comunque meglio affidarsi ai fondi sia che investano in obbligazioni sia che puntino sulle azioni. In questo modo si riducono i rischi legati alle strategie «fai-da-te».

6 mesi  La parola d’ordine è liquidità: dai conti di deposito anche il 3%

Difendere il proprio patrimonio e cercare un rendimento soddisfa­cente in un orizzonte di breve termine come quello a sei mesi è una sfida interessante. Soprattutto perché i mercati in quest’ultimo periodo ci hanno abituati a turbolenze spesso inaspettate con una sequela di rialzi e ribassi di difficile lettura.
Ecco perché se non si è disposti a rischiare, ma si è soprattutto inten­zionati a proteggere dai rischi i propri risparmi, la parola d’ordine è li­quidità. Se il capitale disponibile si aggira intorno ai 10mila euro o poco più,ovviamente,l’unica possibilità è comperare i «pronti contro termine» (un prestito di titoli a breve scadenza che le banche remunerano ge­neralmente al 2,5% netto su scadenze semestrali).
Se, invece, la disponibilità è più elevata, si può aprire il proprio porta­foglio a un ventaglio di opportunità, cioè si può differenziare. Per chi ha un atteggiamento conservativo sei mesi non sono il termine idea­le per esporsi ai mercati azionari, dunque il proprio tesoretto può es­sere dislocato come segue. Il 10% può essere investito in fondi spe­cializzati in titoli di Stato dell’area euro a breve termine (il rendimen­to è basso perché questi prodotti ovviamente puntano sulla sicu­rezza tedesca più che sul rendi­mento italiano). Un 25% invece può essere accantonato nei conti di deposito (i depositi vincolati ai quali viene applicato un tasso van­taggioso) come quelli di Banca Mediolanum, CheBanca! e Conto Arancio. A sei mesi si riescono a spuntare rendimenti fino al 3 per cento. Il 45% può essere investito sui fondi obbligazionari governa­tivi dell’area euro a medio termi­ne, mentre il restante 20% in fondi obbligazionari globali (cioè che investono in tutto il mondo) specializ­zato nel settore industriale e in titoli ad alto rendimento. Questo panie­re può rendere fino al 4% netto se la situazione di incertezza perdurerà. Se l’impostazione del mercato dovesse migliorare si potrebbe comun­que ottenere un 2,5% netto.
Chi ama le scommesse, invece, può replicare il portafoglio prudente con una piccola variante.Anziché puntare il 45%sulle obbligazioni sta­tali dell’area euro a medio termine, si riduce questa componente al 30% utilizzando il residuo 15% per investire su un fondo azionario globale incentrato sulle azioni dei Paesi sviluppati che garantiscono elevati divi­dendi. In questo modo si dovrebbe riuscire a strappare un rendimento del 4,5% netto che può arrivare fino al 5%, se i mercati dovessero orien­tarsi positivamente. Si tratta, comunque, di una buona performance te­nuto conto del nervosismo delle Borse.

12  mesi Un mix bilanciato di fondi in attesa che passi la bufera

Un portafoglio per stare tranquilli nei prossimi dodici mesi. Avere un po’ di pazienza in più, in questo caso, potrebbe consentirci di appro­fittare della svolta decisiva dei mercati, ormai attesa da molti mesi. Se la Bce e il Fondo salva-Stati scrivessero la parola «fine» alle speculazioni nei confronti della moneta unica con interventi a sostegno dei Paesi più in difficoltà, le prospettive sarebbero positive.
Ecco, dunque, come prepararsi al bel tempo sulle piazze finanziarie. Se la propensione al rischio è bassa e si bada soprattutto al capitale, il primo pensiero deve essere la liquidità. In questo caso, un 20% investito in un Bot annuale dovrebbe garantire un rendimento lordo del 2% cir­ca. Un altro 12% dovrebbe essere allocato su un fondo obbligazionario che investa in titoli di Stato italiani in modo da garantirsi dei buoni rendi­menti, mentre un 8%su un fondo obbligazionario dell’area euro per sta­re sicuri. Un altro 20% andrebbe stanziato per acquistare quote di un fondo obbligazionario dedica­to alle società industriali e finan­ziarie dell’Eurozona (rendimenti attorno al 5%). Mentre un altro 20% dovrebbe essere ripartito tra un fondo obbligazionario dedica­to alle società industriali dei Paesi sviluppati e un altro dedicato ai bond industriali e finanziari dei Paesi emergenti.Quest’ultima mi­scela dovrebbe strappare un altro 3%di rendimento.L’ultimo 20%a nostra disposizione può essere in­vestito sui fondi azionari. Anche in questo caso diversificare è im­portante, perciò meglio mettere il 10%su un azionario europeo e l’al­tro 10% su un azionario interna­zionale. Secondo stime prudenti, in un contesto positivo, gli aziona­ri potrebbero portarci un 10% net­to spingendo il rendimento del nostro portafoglio vicino al 4,5% (3% se invece i mercati dovessero invece impostarsi negativamente).
Il risparmiatore che ama la scommessa e, dunque, non teme le incer­tezze dei mercati azionari può modificare il paniere raddoppiando la quota di fondi azionari in portafoglio al 40% (20% area euro e 20% globa­le). Il restante 60%, perciò, dovrà essere rimodulato secondo la riparti­zione esposta sopra. Il 15% dedicato al Bot annuale, il 15% ripartito tra l’obbligazionario di Stato italiano (9%) e quello dell’area euro (6%), il 15% dedicato ai bond societari europei e il 15% per quelli dei gruppi in­ternazionali (7,5% Paesi sviluppati e 7,5% Paesi emergenti). In questo modo il rendimento netto può arrivare fino al 6% se i mercati dovessero impostarsi positivamente. In caso contrario, la componente obbliga­zionaria e di liquidità (nonché la diversificazione valutaria) dovrebbe­ro garantire circa il 4 per cento. 

18 mesi Giocare la carta dei «future» per aumentare i rendimenti

Guadagnare e mettere i risparmi al sicuro in un arco di 18 mesi segna una profonda differenza tra i profili degli investitori. Chi ha una propen­sione bassa al rischio, infatti, resterà lontano dalle azioni e beneficerà indirettamente di eventuali rialzi. Chi, invece, ha la passione per la Bor­sa, deve garantirsi un rendimento superiore a quello che conseguireb­be se parcheggiasse la sua liquidità in un Btp. Più si allungano le scaden­ze, infatti, più il fattore-rendimento è decisivo per chi vuole scommette­re. Ma andiamo con ordine. L’investitore con una bassa propensione al rischio può mantenere sempre il 25% nei conti di deposito (in questo caso il rendimento netto si manterrà quasi sempre al di sopra del 3,5% visto il vincolo più lungo), mentre il 10% resterà sempre investito su fon­di dedicati ai titoli di Stato a breve termine dell’area euro.
La componente in fondi obbligazionari a medio termine dovrebbe es­sere impostata sul 30%, mentre lo spazio per i fondi globali dedicati alle obbligazioni societarie ad al­to rendimento dovrebbe attestar­si sul 35 per cento.
Questo mix dif­fer­ente dovrebbe consentire il rag­giungimentodi un rendimento netto del 4,5%, sia nel caso i merca­ti restino nervosi sia che si avviino sulla strada del rialzo.
Discorso molto diverso per chi, invece, è disposto ad azzardare. Innanzitutto il 50% va messo al ri­paro tramite un 10% di liquidità (conti di deposito)e un 40%di fon­di obbligazionari dell’area euro. Il restante 50% si può ripartire tra un 25% di fondi obbligazionari globa­li dedicati alle società ad alto ren­dimento ( quelle con la cedola più elevata), un 15% dedicato a un fon­do azionario globale composto da titoli che staccano un elevato di­vi­dendo e un 10% con un fondo azionario che punta sui Paesi emergenti (Brasile, Russia, India e Cina in primis). Questa soluzione, se il mercato riparte, può garantire fino al 7% netto.
Ma se le Borse dovessero continuare a essere preda dell’incertezza,il rendimento può scendere fino al 5-5,5 per cento. Come detto in prece­denza, questa redditività non è molto premiante rispetto a quella garan­tita dal portafoglio conservativo. Ecco perché gli investitori più esperti hanno una carta per «pompare» il rendimento: i future, ossia i contratti per comprare (call) o vendere (put) a una determinata scadenza un de­terminato titolo.
Se si è ottimisti si può usare il 10%di liquidità come ga­ranzia per acquistare una call sull’indice azionario globale Msci World.
Se il mercato salirà,il nostro portafoglio sarà trascinato ancor più all’in­sù dal future. I pessimisti, invece, possono comprare una put per limita­re i danni in caso di ribassi.
Da Il Giornale