Quali sono i rischi di una banca commissariata?

Le banche commissariate, dette anche in amministrazione straordinaria, si trovano in questa condizione a causa di “gravi irregolarità nell’amministrazione della banca, ovvero gravi violazioni delle disposizioni legislative, amministrative o statutarie che regolano l’attività della banca“, oppure quando ci sono “gravi perdite del patrimonio“. I commissari nominati da Banca d’Italia hanno il compito di sanare la posizione deficitaria nell’interesse di depositanti e risparmiatori, come riportato dalla procedura di gestione delle crisi bancarie del TUB (Testo Unico Bancario).

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Contanti o bancomat?

Pagamento in contanti o pagamento con la carta di credito? Sempre meno rischioso l’utilizzo di queste ultime. Italiani convertiti, dolenti o nolenti, alle carte di pagamento!


Pagamento in contanti non così sicuro come il pagamento con carta di credito, bancomat e carte di pagamento in generale. A rilevarlo l’annuale “Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento” elaborato dal Dipartimento del Tesoro, secondo cui nel 2011 il pagamento con carta di credito e carte di pagamento in generale è diventato sempre più sicuro.

Pagamento in contanti e tracciabilità pagamento

Una notizia questa che avalla la novità introdotta riguardante la tracciabilità dei pagamenti, uno dei cavalli di battaglia del Governo Monti per la lotta all’evasione fiscale. Tracciabilità pagamenti che si è tradotta nell’introduzione di un limite al pagamento in contanti della soglia di 1000 euro.

Carte di pagamento più sicure dei contanti

In merito alla maggiore sicurezza nel  pagamento con la carta di credito, bancomat e carte di pagamento in genere  che si sta registrando, soppiantando sempre di più l’uso del pagamento in contanti, Giuseppe Maresca, Direttore per la prevenzione dei reati finanziari presso il Dipartimento del Tesoro, ha sottolineato che “L’Italia è ancora il popolo del bancomat, che usa la carta più per prelevare contante che come normale mezzo di pagamento alternativo al contante. Eppure in Italia l’utilizzo della carta risulta più sicuro che in altri paesi e anche quest’anno” – continua il Direttore Maresca, – con il Rapporto annuale abbiamo fatto un confronto con altri paesi ed è emerso come, a parità di transazioni, la Francia e la Gran Bretagna, ad esempio, subiscano più del doppio delle perdite rispetto all’Italia, con un’altra grande differenza: in Italia le frodi più numerose riguardano transazioni con l’estero, mentre in questi paesi il fenomeno appare più nazionale. Rispetto ai canali utilizzati, quello Internet risulta in crescita nel 2011 rispetto agli altri due presi in esame – Prelievi ATM e POS – che risultano comunque ancora i canali più diffusi di utilizzo delle carte con, di conseguenza, un’incidenza maggiore del tasso di frodi. All’interno del canale Internet, è in particolare nelle transazioni con l’estero che il fenomeno delle frodi cresce maggiormente nel 2011, soprattutto in relazione alla categoria merceologica delle “Leisure activities” e con una forte concentrazione nella sotto-categoria del “Betting/Casino Gambling”, in pratica i siti esteri di gioco e scommesse online.

Pagamento in contanti sempre meno sicuro

Nel Rapporto statistico sulle frodi con le carte di pagamento, l’Italia si è dimostrato il paese con meno incidenza di frodi nell’utilizzo delle carte di pagamento per effettuare transazioni, rispetto ai paesi d’Europa. Un netto calo delle frodi cominciato già lo scorso anno che porta, in nome della tracciabilità pagamenti, al declino inesorabile, tanto voluto dal Governo tecnico, del pagamento in contanti e uno sviluppo costante dell’utilizzo del pagamento con la carta di credito e con le carte di pagamento in generale. Italiani avvisati: la conversione alle carte di pagamento pare d’obbligo.

Da InvestireOggi

Prelevare denaro con il cellulare

La tecnologia sta facendo passi da gigante in tutti i settori, anche quello bancario. Chi non si adeguerà velocemente resterà fuori mercato, proprio perchè non è più l’azienda ad offrire ma è il consumatore a chiedere determinati servizi, più economici, veloci e comodi.

COME FUNZIONA

Gli utenti avranno la possibilità di autenticarsi tramite un’applicazione di mobile banking e prenotare una transazione, da qualsiasi smartphone iOS o Android, attivando la funzione NCR Mobile Cash Withdrawal incorporata. Il consumatore seleziona anticipatamente la somma di denaro che desidera prelevare e una volta di fronte allo sportello automatico, potrà eseguire la scansione del codice a barre 2D sullo schermo dell’ATM e vedersi consegnare la somma prenotata.

La soluzione non richiede nessuna installazione di hardware aggiuntivo sullo sportello automatico: basta effettuare un semplice aggiornamento del software, dando così vita ad una soluzione multicanale poco costosa per gli istituti bancari.
L’applicazione “NCR Mobile Cash Withdrawal” rende di fatto più rapide e sicure le transazioni agli sportelli ATM, eliminando la necessità di avere con sè carte magnetiche ed inserire il proprio PIN nel bancomat. L’operazione di ritiro del denaro è estremamente rapida e può durare meno di dieci secondi.
Mobile Cash Withdrawal rappresenta un approccio molto sicuro alle tradizionali transazioni presso ATM effettuate con carta: la sicurezza è garantita dal fatto che i dati del cliente non vengono memorizzati sul dispositivo mobile né, tantomeno, viene tenuta traccia del codice a barre 2D che compare sul video dello sportello bancomat. La scansione del codice a barre serve solo ad identificare lo sportello utilizzato e attiva il completamento della transazione. L’impiego di un dispositivo mobile elimina, inoltre, il rischio della manomissione degli sportelli automatici da parte dei criminali con dispositivi per la cattura dei dati, definiti skimmer.
“Viviamo in un mondo mobile in cui il consumatore si aspetta di poter gestire qualsiasi transazione utilizzando i mezzi più diversi. NCR è da sempre pioniere in una varietà di ambienti multicanale, a partire dall’utilizzo del cellulare come carta d’imbarco da utilizzare per i controlli di sicurezza”, ha commentato Giovanni Bandi, Amministratore Delegato di NCR in Italia. “NCR Mobile Cash Withdrawal aiuterà gli istituti finanziari a soddisfare le esigenze dei propri clienti nel canale mobile proponendo un’esperienza convergente, più rapida e al tempo stesso differenziata”.
La soluzione offerta da NCR, sempre innovativa con i suoi progetti, produce, a fine transazione, una ricevuta elettronica integrata che viene trasferita all’applicazione dell’utente eliminando la necessità di averne una copia cartacea e permettendone l’archiviazione sul proprio dispositivo per poterla consultare in un momento successivo.
Il software di NCR sarà reso disponibile entro la fine dell’anno per integrazioni sulle piattaforme software APTRA ATM di NCR. Le banche clienti potranno utilizzare una propria applicazione mobile per il ritiro di contanti, oppure sarà NCR stessa ad integrare la soluzione nel sistema di mobile banking dell’istituto bancario che aderisce al progetto.
Enrico Vignali di http://www.onbanca.it

Così le banche si prendono i nostri Bot

Un’inchiesta del Mattino di Padova spiega come le banche si intestano i Btp e i Bot sottoscritti dai risparmiatori per poi usarli come garanzia e ottenere i fondi della Bce. Mentre la Consob monitora correttezza e trasparenza nei confronti dei risparmiatori.
OPERAZIONI DI ‘FINANZA CREATIVA’ – Alcune operazioni degli istituti di credito assomigliano escamotage. E non sempre i clienti sono al corrente dei dettagli dell’operazione. Scrive Maurizio Calaffa:
Si fa presto a dire Bot. Ma sono passati i tempi in cui sottoscrivendoli i risparmiatori, anche quelli prudentissimi fra i prudenti, potevano permettersi di non porsi alcuna domanda, tanto al termine dei tre, sei ododici mesi il rimborso e il rendimento in esso incorporato erano garantiti. Oggi che l’emergenza della finanza globale e’ argomento quotidiano, anche i vecchi, cari
Bot detenuti nella custodia titoli del signor Rossi si prestano a operazioni inedite, che sanno un po’ di finanza creativa. L’esempio? Con il prestito titoli alcune banche prendono appunto in prestito le obbligazioni pubbliche come Bot e Btp custodite nei portafogli dei clienti, informati e consenzienti, riconoscendo loro un interesse aggiuntivo rispetto a quello del titolo stesso (che a scadenza rientra nella loro piena disponibilita’). Poi presentano in garanzia quei titoli, diciamo Bot, alla Banca centrale europea (o anche alla Banca d’Italia) per ottenerne liquidita’ alle aste periodiche diventate centrali nel funzionamento dell’industria creditizia al tempo della crisi. Per ora lo fanno Monte dei Paschi, anche con Antonveneta, e Popolare di Vicenza. Ma altre banche si stanno attrezzando e presto quella del prestito titoli diventera’ una pratica ancora piu’ diffusa.
IL TASSO AGGIUNTIVO – Per accreditarsi nei confronti della Banca Centrale Europea le banche sono disposta a pagare ai risparmiatori un sovrarendimento dello 0,20%. Continua Calaffa sul Mattino di Padova:
Non e’ che in se’ questa pratica sia di per se’ rischiosa, sempre che il risparmiatore ne sia interamente consapevole e sottoscriva il relativo contratto. Certamente e’ figlia della crisi finanziaria che stiamo tutti vivendo: ne e’ un risvolto che puo’ interessare tutti gli investitori. È noto ad esempio che negli ultimi anni il mercato interbancario versa in una situazione particolarissima: essendo la fiducia diventata una merce rara, le banche si prestano vicendevolmente denaro sempre meno e a tassi sempre piu’ cari. Ecco uno dei motivi, unitamente alla crisi dell’economia reale, per cui nell’attivita’ di raccolta le banche si devono ingegnare: sia per abbassare il prezzo della raccolta, sia per avere titoli da portare come collaterale alla Bce e ottenerne la liquidita’ con cui funzionare e onorare le varie scadenze. Ad esempio il Monte dei Paschi riconosce ai risparmiatori che prestano i loro titoli lo 0,20% annuo lordo (l’aliquota fiscale e’ del 12,5%, la stessa che grava sui titoli pubblici italiani). Significa, di fatto, che il risparmiatore presta i propri Bot alla banca, solitamente per poche settimane o pochi giorni al mese, ottenendone un sovrarendimento.
IL PROBLEMA – Rendimento aggiuntivo a parte, prestando i propri titoli alla banca espone il cliente a un rischio aggiuntivo. Se la banca fallisce, va in fumo anche il tesoretto del risparmiatore:
Ammettiamo che 25 mila euro di Bot del nostro signor Rossi, che abbia acconsentito a prestarli, vengano presi in prestito dalla banca per una quindicina al mese. Al termine di ogni mese il nostro investitore avra’ portato a casa quei 2-3 euro che si sommeranno al rendimento proprio del Bot, che attualmente viaggia attorno al 3,6% annuo lordo. È fondamentale perche’ questa pratica rimanga corretta che il risparmiatore sia conscio di tutti i suoi aspetti. Ad esempio che con il prestito titoli, per i giorni in cui esso e’ in vigore, viene trasferita la proprieta’ del titolo. Cosicche’ il nostro signor Rossi, che alla scadenza avra’ comunque il rimborso del suo titolo e le cedole via via maturate nel caso si tratti di un Btp, si accolla implicitamente il rischio banca. Se durante il prestito fallisce la banca, addio Bot. Se poi il signor Rossi e’ anziano e passa a miglior vita proprio durante i giorni del prestito, agli eredi viene trasferito l’eventuale importo accantonato dalla banca a garanzia dell’operazione. Mentre pero’ i titoli di Stato non concorrono alle imposte di successione, l’importo a garanzia si’. Per le eredita’ cospicue (quelle che superano le franchigie previste dalla legge), non e’ certo un affare.
IL PERICOLO – La trasparenza non e’ garantita da tutti gli istituti di credito. C’e’ il rischio concreto che molti clienti non siano al corrente del prestito elargito nei confronti delle banche:
La domanda diventa quindi una in particolare: se cioe’ gli investitori cui la banca offre il prestito titoli conoscono le insidie della formula. Nelle banche tutti giurano di si’. In particolare Monte Paschi e Popolare di Vicenza, nei loro siti internet, spiegano tutto per bene. Si tratterebbe di verificare se tutti i direttori di banca o i funzionari di filiale, cui vengono affidati questi contratti, siano ugualmente zelanti. È possibile che qualche singola operazione disinvolta, sui grandi numeri, alla fine ci scappi. Su questo versante cruciale vanno comunque registrati due dati di fatto. Innanzitutto dalla Consob filtra che e’ in corso un monitoraggio della correttezza dei comportamenti da parte delle banche, il che significa che la trasparenza nei confronti della clientela non viene considerata scontata. In secondo luogo le associazioni dei consumatori, in particolare l’Adusbef, segnalano episodi discutibili o veri e propri abusi da parte di alcune banche online che per primehanno introdotto la pratica, prendendo a prestito i titoli azionari dei clienti da utilizzare nelle iper speculative operazioni ribassiste allo scoperto. Un altro tipo di operazioni, sicuramente. Vero, ma il signor Rossi, e con lui Consob e associazioni dei consumatori, faranno bene amantenere alta la guardia.

Autore: Dario Ferri – Giornalettismo.com